L'inserimento lavorativo di cittadini disabili è un problema complesso ed articolato, di non facile soluzione: la disabilità si scontra con un contesto sociale sempre più esigente, che genera l'handicap invece di contribuire a superarlo. Le difficoltà di accedere alla formazione scolastica ed usufruirne con successo, la limitata autonomia che impoverisce il tessuto di relazioni e di esperienze della persona disabile, contribuiscono, rinforzando ed esasperando soprattutto le condizioni di insufficienza mentale, a diminuire le capacità di adattamento, le abilità di problem-solving e le capacità cognitive: questo quadro di disabilità rende problematico l'inserimento in qualsiasi contesto ove sia richiesto l'esercizio di autonomia, di decisionalità, di elaborazione intellettuale.
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Si può sintetizzare la filosofia che sta alla base del modo di lavorare della nostra cooperativa sociale prendendo a prestito dal prof. Montobbio§ (il "padre" degli inserimenti lavorativi di disabili in Italia) il concetto di "azienda socialmente capace". Questa è, secondo lui, una struttura produttiva capace di progettare la propria organizzazione a misura di persona (di qualunque persona, cioè valorizzandone la soggettività!), coniugando tecnologia ed umanità; inoltre un'azienda socialmente capace deve diventare una componente vitale del territorio, legata a "rete" con le altre realtà, e come tale capace di cogliere e di valorizzare nel suo specifico (cioè la produzione) le istanze etiche ed ideali della società. Crediamo, con Montobbio, che la cooperativa sociale possa essere uno di questi nuovi soggetti se diviene "aziendalmente capace", ossia in grado di superare gli angusti limiti della sua connotazione volontaristica per diventare veramente "professionale", offrendo cioè prodotti di alta qualità e servizi innovativi, dandosi un'organizzazione efficiente, acquisendo un equilibrio economico sostenibile. Fare ciò non significa perdere la propria alta valenza "etica", ma far sì che la cooperativa lasci il limbo.
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